Parotidectomia
La parotidectomia è l’intervento chirurgico di rimozione parziale o totale della ghiandola parotide, la più grande delle ghiandole salivari maggiori, situata nella regione sottoauricolare e davanti all’orecchio.
Si tratta di una procedura delicata che richiede un’approfondita conoscenza anatomica e un approccio personalizzato, finalizzato alla risoluzione della patologia e alla massima tutela delle strutture nervose del volto.
Quando è necessario l’intervento?
La causa principale che conduce alla parotidectomia è la presenza di una neoformazione (un nodulo o tumore) all’interno della ghiandola. Nella grande maggioranza dei casi, queste lesioni sono di natura benigna. Tra le indicazioni più frequenti troviamo:
- Adenoma Pleomorfo: Il tumore benigno più comune. Pur non essendo maligno, richiede l’asportazione poiché tende a crescere progressivamente e presenta un piccolo rischio di trasformazione maligna nel corso degli anni.
- Tumore di Warthin (Cistoadenolinfoma): Un’altra forma benigna, spesso legata al fumo di sigaretta, che può talvolta essere bilaterale.
- Tumori Maligni: Più rari (come il carcinoma mucoepidermoide o il carcinoma adenoido-cistico), che richiedono un approccio chirurgico tempestivo ed eventualmente terapie oncologiche complementari.
- Patologie infiammatorie croniche: Scialadeniti croniche o calcolosi avanzate che non rispondono alle terapie mediche o mininvasive.
La sfida anatomica: il Nervo Facciale
L’aspetto più critico e delicato della parotidectomia è strettamente legato all’anatomia della regione. Il nervo facciale (il nervo responsabile dei movimenti mimici del volto, come sorridere, chiudere gli occhi o corrugare la fronte) attraversa la parotide, dividendola idealmente in due porzioni: un lobo superficiale e un lobo profondo.
Per questo motivo, l’intervento richiede una precisione millimetrica. Oggi la chirurgia moderna si avvale del monitoraggio intraoperatorio (facciale NIM), uno strumento tecnologico che permette di localizzare e verificare costantemente la funzionalità delle fibre nervose durante l’atto operatorio, offrendo i massimi standard di sicurezza.
Tipologie di Parotidectomia
A seconda dell’estensione e della posizione della patologia, si distinguono diversi approcci:
- Parotidectomia parziale o superficiale: Consiste nell’asportazione del solo lobo superficiale, dove si localizza la maggior parte dei tumori benigni, isolando e salvaguardando il nervo facciale.
- Parotidectomia totale: Prevede la rimozione dell’intera ghiandola. Se la lesione è benigna ma situata nel lobo profondo, il nervo viene delicatamente sollevato per asportare il tessuto sottostante.
L’Intervento e l’Approccio Chirurgico
L’operazione si esegue in anestesia generale. Nella mia pratica clinica, l’approccio chirurgico che utilizzo molto spesso è l’incisione di Redon.
Questa tecnica prevede un taglio che parte davanti all’orecchio, contorna il lobulo auricolare e scende dolcemente lungo una piega naturale del collo. Rispetto ad altri approcci, come quello da face-lift, l’incisione di Redon offre un’ottima esposizione del campo chirurgico e garantisce una guarigione estetica ottimale, con una cicatrice che tende a mascherarsi molto bene tra le linee del volto e del collo.
Al termine dell’intervento viene solitamente posizionato un piccolo tubo di drenaggio per evitare l’accumulo di sangue o siero, che viene rimosso nei giorni immediatamente successivi. La degenza ospedaliera media varia in genere tra i 2 e i 4 giorni.
Cosa aspettarsi dopo l’intervento: il Post-Operatorio
Il recupero dopo una parotidectomia è generalmente rapido e privo di particolari disagi. È utile tuttavia conoscere l’evoluzione tipica dei giorni successivi all’operazione:
- Mobilità facciale immediata: Nella stragrande maggioranza dei pazienti operati per noduli benigni, la funzionalità del nervo facciale è perfettamente preservata. Non si riscontrano deficit, nemmeno transitori, e la mobilità del volto appare completa e simmetrica sin dall’immediato post-operatorio.
- Deficit transitori sporadici: Solo sporadicamente si può assistere a una temporanea e lieve debolezza confinata a un settore specifico, più frequentemente a carico della branca marginalis mandibulae (il ramo del nervo facciale che controlla la simmetria dell’angolo della bocca). Si tratta di un fenomeno transitorio legato allo stiramento millimetrico del nervo durante la rimozione della massa, che si risolve spontaneamente in poche settimane.
- Sensibilità del padiglione auricolare: Durante la dissezione chirurgica si adotta ogni accorgimento per preservare almeno la branca posteriore del grande nervo auricolare. Nonostante questa attenzione, è assolutamente normale che i pazienti lamentino una temporanea ipoestesia (sensazione di addormentamento) a livello del padiglione auricolare, dovuta alla manipolazione inevitabile della zona. Questa alterazione della sensibilità tende a migliorare progressivamente nei mesi successivi.
Possibili Complicanze
Come ogni procedura chirurgica, anche la parotidectomia comporta alcuni rischi potenziali, che vengono ridotti al minimo grazie all’esperienza del chirurgo, alla pianificazione pre-operatoria e all’uso delle tecnologie di monitoraggio:
- Deficit permanenti del nervo facciale: Si tratta di un’evenienza decisamente rara. È un rischio correlato quasi esclusivamente a tumori di natura maligna spiccatamente infiltranti, oppure a casi di recidive complesse in cui l’anatomia è sovvertita da precedenti esiti cicatriziali.
- Sindrome di Frey (scialorrea gustativa): È una complicanza tardiva legata a una parziale rigenerazione anomala delle fibre nervose microscopiche destinate alla produzione di saliva, che vanno a connettersi alle ghiandole sudoripare della pelle. Può manifestarsi a distanza di mesi con un leggero arrossamento o sudorazione della guancia durante i pasti. Se avvertita come fastidiosa, può essere trattata efficacemente con terapie mirate (come l’inoculazione di tossina botulinica).
- Sanguinamenti e infezioni: Come per tutti gli interventi che interessano la regione del collo, esiste un piccolo rischio di sanguinamento post-operatorio (ematoma) o, più raramente, di infezione della ferita chirurgica. Il posizionamento temporaneo del drenaggio e una corretta gestione delle medicazioni servono proprio a prevenire e monitorare queste eventualità.
Consigli per una corretta guarigione
Nelle settimane successive alle dimissioni, è consigliabile seguire alcune semplici indicazioni per ottimizzare il risultato estetico e funzionale:
- Evitare sforzi fisici intensi per le prime due settimane.
- Mantenere la ferita pulita e seguire le indicazioni per la rimozione dei punti di sutura.
- Proteggere rigorosamente la cicatrice dal sole con schermi a protezione totale (SPF 50+) per almeno 6-12 mesi, al fine di evitare l’iperpigmentazione della pelle.




