Esostosi del condotto uditivo esterno


L’esostosi del condotto uditivo esterno è una patologia benigna, ma potenzialmente fastidiosa, che interessa l’orecchio esterno. Consiste nella formazione di piccole protuberanze ossee lungo il canale che collega il padiglione auricolare al timpano.
Viene spesso soprannominata “orecchio del surfista”, perché è particolarmente frequente in chi pratica sport acquatici in acque fredde.
Il termine esostosi indica una crescita ossea anomala e lenta, non cancerosa. Nel caso del condotto uditivo esterno, si tratta di ispessimenti dell’osso situati sotto la pelle del condotto. Queste formazioni possono essere singole o multiple, monolaterali o bilaterali, e tendono a crescere nel tempo se l’esposizione al fattore scatenante continua.
La principale causa è l’esposizione ripetuta e prolungata ad acqua fredda, che stimola l’osso del condotto uditivo a reagire formando ispessimenti protettivi. Per questo motivo le esostosi si riscontrano più spesso in:
- surfisti, canoisti, sub, nuotatori in mare o lago,
- persone che frequentano ambienti freddi e umidi senza protezione auricolare.
Fattori genetici e predisposizione individuale possono influenzare la comparsa e la velocità di crescita delle esostosi.

Sintomi
Nelle fasi iniziali, l’esostosi può non dare alcun sintomo. Tuttavia, con il tempo, la crescita ossea può ostruire il condotto uditivo e provocare:
- perdita dell’udito (ipoacusia conduttiva),
- frequenti otiti esterne, causate da ristagno di acqua e cerume,
- sensazione di orecchio chiuso o “pieno”,
- dolore in caso di infezione associata.
Come si diagnostica?
La diagnosi è clinica e viene fatta dall’otorinolaringoiatra mediante otoscopia o esame endoscopico del condotto uditivo. In alcuni casi può essere utile una TAC delle rocche petrose per valutare l’estensione delle esostosi e programmare un eventuale intervento.
Quando è necessario trattarla?
Nella maggior parte dei casi non è necessario un intervento: se le esostosi non causano sintomi importanti, si preferisce monitorarle nel tempo.
L’intervento chirurgico è indicato quando:
- il condotto è quasi completamente ostruito,
- ci sono infezioni ricorrenti,
- si ha una significativa perdita uditiva,
- non si riesce più a pulire adeguatamente l’orecchio.
Come si interviene?
L’intervento è una procedura chirurgica eseguita più frequentemente in anestesia generale. Il chirurgo accede al condotto uditivo attraverso il meato esterno e rimuove le protuberanze ossee con strumenti molto precisi, preservando la pelle e il timpano.
Dopo l’intervento, è previsto un breve periodo di protezione e cicatrizzazione del condotto, durante il quale è importante evitare l’ingresso di acqua e seguire le indicazioni post-operatorie.
