Erosioni croniche del cavo orale: quando sospettare il pemfigo volgare
Il pemfigo volgare (PV) è una patologia autoimmune rara, potenzialmente grave, caratterizzata dalla formazione di bolle intraepiteliali che colpiscono la cute e, molto frequentemente, le mucose. In ambito clinico, la figura dell’otorinolaringoiatra riveste un ruolo di “sentinella”, poiché le manifestazioni orali rappresentano spesso il primo segno della malattia, precedendo le lesioni cutanee di diversi mesi.
Fisiopatologia: l’attacco ai desmosomi
Il pemfigo è causato dalla produzione di autoanticorpo di classe IgG diretti contro specifiche proteine di adesione cellulare: le desmogleine (Dsg1 e Dsg3). Queste proteine costituiscono i desmosomi, i “ponti” che tengono unite le cellule dell’epitelio (cheratinociti).
Quando gli anticorpi si legano alle desmogleine, si verifica un processo noto come acantolisi: le cellule perdono coesione tra loro, portando alla formazione di fessure e, conseguentemente, di bolle all’interno dello spessore epiteliale.
- Pemfigo Volgare: Coinvolge prevalentemente la Dsg3 (mucosa-dominante) o sia Dsg1 che Dsg3 (mucocutaneo).
- Pemfigo Fogliaceo: Coinvolge solo la Dsg1, interessando esclusivamente la cute.

Il ruolo dell’Otorinolaringoiatra nella diagnosi precoce
Secondo la letteratura scientifica, circa il 50-70% dei pazienti presenta le prime manifestazioni a livello della mucosa orale. Per questo motivo, l’otorinolaringoiatra è spesso il primo specialista a osservare il paziente. Una diagnosi tempestiva è fondamentale per instaurare una terapia immunosoppressiva ed evitare la progressione sistemica della malattia.
Segni clinici nel distretto testa-collo
Le bolle del pemfigo volgare sono estremamente fragili e hanno una vita brevissima. Di conseguenza, il medico osserva raramente la bolla intatta, trovandosi di fronte a:
- Erosioni dolorose: Spesso ampie, con bordi irregolari e tendenza a non guarire spontaneamente.
- Segno di Nikolsky positivo: La pressione tangenziale esercitata su una mucosa apparentemente sana provoca il distacco dell’epitelio o l’estensione dell’erosione preesistente.
- Localizzazioni frequenti: Palato molle, mucosa buccale, gengive (gengivite desquamativa) e, meno frequentemente, laringe e faringe (causando disfonia o disfagia).




L’iter diagnostico d’eccellenza
La diagnosi di pemfigo non può prescindere da un rigoroso protocollo clinico-laboratoristico:
1. Biopsia tissutale
È il “gold standard”. Deve essere eseguita una biopsia incisionale su mucosa perilesionale (e non direttamente sull’erosione, dove l’epitelio è assente) per l’esame istologico standard. L’istologia mostrerà la tipica fessura soprabasale con cellule acantolitiche (cellule di Tzanck).
2. Immunofluorescenza Diretta (DIF)
Indispensabile per la conferma. Viene eseguita su un frammento di tessuto fresco. La DIF rivela depositi di IgG e C3 in un pattern tipicamente “a rete” o “a maglie di fil di ferro” negli spazi intercellulari dell’epitelio.
3. Sierologia (ELISA)
La ricerca degli anticorpi anti-Dsg1 e anti-Dsg3 nel sangue permette non solo di confermare la diagnosi, ma anche di monitorare l’attività della malattia e la risposta al trattamento nel tempo.
Prospettive terapeutiche e gestione multidisciplinare
Una volta posta la diagnosi, la gestione deve essere multidisciplinare, coinvolgendo dermatologi, immunologi e otorinolaringoiatri.
Nota scientifica: Negli ultimi anni, la prognosi del pemfigo è radicalmente cambiata. Se in epoca pre-steroidea la mortalità era elevatissima, oggi l’utilizzo di corticosteroidi sistemici associati a farmaci biologici, come il Rituximab (anticorpo monoclonale anti-CD20), ha permesso di ottenere remissioni complete e durature, riducendo significativamente gli effetti collaterali del trattamento steroideo cronico.
Conclusioni
Le erosioni croniche della bocca non devono mai essere sottovalutate. La competenza dell’otorinolaringoiatra nel riconoscere i segni precoci del pemfigo volgare è un elemento chiave per la salute del paziente, consentendo di trasformare una patologia potenzialmente fatale in una condizione cronica gestibile con successo.
